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Diritto femminile e dignità di lavoro

a cura di Fabrizio Filice
giudice del tribunale di Milano

La politica progressista, anch’essa recentemente coinvolta da una nuova energia femminile, sta tornando finalmente a interrogarsi sul nesso che lega questioni basilari per la dignità di lavoro ‒ come il salario minimo e le garanzie da riconoscere alle nuove categorie di lavoro subordinato introdotte dall’economia dell’outsourcing e dello sharing ‒ con la peculiarità della condizione femminile sul lavoro. Il cumulo dei carichi di cura genitoriale e familiare, che la legislazione previdenziale continua a porre in modo del tutto sproporzionato a carico delle donne, l’abuso dello strumento del part-time ‒ e, dopo la pandemia, anche dello smart working ‒ nei confronti delle lavoratrici più che nei confronti dei lavoratori, un indefesso gap salariale tra i generi e il discorso mai affrontato della gratuità (socialmente imposta e pretesa) del lavoro domestico e familiare, continuano a rendere il lavoro femminile meno garantito e più a rischio di sfruttamento e di discriminazione rispetto a quello maschile, anche in assenza di altri fattori di rischio discriminatorio oppure in presenza di eguali fattori di rischio, perché l’essere donna interagisce “intersezionalmente” con i fattori di vulnerabilità, ad esempio quelli legati alla provenienza, all’etnia o alla marginalità sociale, e ne potenzia gli effetti.

Riproponiamo oggi, per riaprire e per continuare questa riflessione, i contributi di Elisabetta Tarquini e di Marta Giaconi, già pubblicati sul fascicolo della trimestrale interamente dedicato al Diritto femminile, n. 4 del 2022.

 

Le discriminazioni economiche e di carriera delle donne nel mercato del lavoro

di Elisabetta Tarquini,  consigliera della Corte d’appello di Firenze

Il settore del diritto del lavoro e dei luoghi di lavoro è stato forse quello più sensibile, negli ultimi decenni, a un profondo processo di riforma europeo (cd. gender mainstreaming) che, appunto su spinta sovranazionale, ha introdotto in molti ordinamenti – compreso quello italiano – una dotazione sempre maggiore di normative antidiscriminatorie per proteggere le donne da discriminazioni e molestie sui luoghi di lavoro. Questo processo non è, tuttavia, certamente compiuto. Il contributo focalizza anzi le attuali sacche di resistenza alla parità di genere in ambito lavorativo e le nuove sfide per affrontarle, in particolare per ciò che riguarda il principio, tuttora diffusamente inattuato, della parità retributiva. Nonostante l’assolutezza del divieto di discriminazione salariale, infatti, è incontrovertibile l’esistenza di un significativo gender pay gap in Italia, come (seppure con differenze significative) all’interno dell’Unione.

https://www.questionegiustizia.it/rivista/articolo/le-discriminazioni-economiche-e-di-carriera-delle-donne-nel-mercato-del-lavoro 

 

Le molestie nei confronti delle lavoratrici

di Marta Giaconi, avvocata, ricercatrice dell’Università di Milano-Bicocca

Il saggio delinea rapidamente il quadro normativo in materia di molestie di genere e sessuali sui luoghi di lavoro. Attraverso i richiami normativi, dall’art. 2087 cc all’art. 26 d.lgs n. 198/2006, il tema viene declinato da un lato nel contesto della protezione di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, dall’altro lato in quello delle norme antidiscriminatorie. In conclusione, il contributo dà conto delle più rilevanti previsioni contenute nella Convenzione ILO n. 190 del 2019 e del loro possibile impatto a seguito della ratifica del 2021.

https://www.questionegiustizia.it/rivista/articolo/e-molestie-nei-confronti-delle-lavoratrici 

22/03/2023
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